SonoComeTe

Questione di Identità, vi invito a Trento

Quando la diversità diventa ricchezza?
Potenzialmente lo è sempre…basta portarla alla luce in tutte le sue belle sfumature. Mettere al mondo una diversità è un atto d’amore, una (ri)nascita che va celebrata.
A questo scopo sabato 9 e domenica 10 Luglio 2016 si terrà, a Trento, un Meeting dedicato interamente alle tematiche Trans*:
la voce di diverse figure professionali si affiancherà a quella di testimoni diretti e indiretti, che con i loro occhi hanno fatto esperienza, a qualsiasi titolo, di questo universo.
Un incontro libero, uno spazio di condivisione e riflessione che ha lo scopo di informare e portare alla luce una realtà troppo spesso bistrattata e incompresa, perché poco conosciuta.
Tra i relatori di questo Meeting ci sarò anche io, a portare il mio contributo professionale. L’evento è gratuito ed aperto, siete quindi tutti invitati.

Questo è il link dell’evento creato su Facebook per maggiori informazioni, per vedere il programma completo e dettagliato, per contattare gli organizzatori e (sarebbe proprio bello avervi tutti) consultare la mappa per la location.

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Nasce il Gruppo di Universo T*

13096193_1040476332699838_7693086580610194057_nNasce presso IREOS Comunità Queer Autogestita un nuovo progetto:
Ogni mercoledì, dalle 18:00 alle 19:30 avrà luogo un incontro di gruppo facilitato da me, come occasione per incontrarsi, confrontarsi e discutere di genere, espressione di genere e tutto ciò che riguarda L’UNIVERSO T* (transessualità, transgenderismo e intersessualità).
Uno spazio sicuro e protetto entro il quale esprimersi e sentirsi accolti, ascoltarsi e raccontarsi nella totale libertà di poter condividere le propre emozioni e vissuti.

La partecipazione è gratuita:
Per informazioni scrivere a info@ireos.org o telefonare allo 055 – 216907 dalle 18 alle 20 dal Lunedì al Giovedi o rivolgersi direttamente a me.

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The Danish Girl – Giornata della Visilibità Transgender

In occasione della Giornata della Visibilità Transgender voglio proporvi un commento sul film “The Danish Girl”, che narra la storia di Lili Elbe, prima transgender della storia ad essersi sottoposta ad intervento chirurgico di riassegnazione.

Einar e Gerda sono una coppia di giovani sposini, entrambi pittori, che cercano di farsi strada  nel mondo dell’arte. E’ proprio a partire da un’opera di Gerda, che tutto comincia. La donna, infatti, in assenza della modella che avrebbe dovuto posare per la sua tela, chiede a suo marito di indossare le calze e le scarpette di lei, per sostituirla nel posare.
Il contatto con il tessuto dei vestiti femminili, mette Einar in crisi, il quale comincia un viaggio nel suo mondo interiore, da cui viene fuori Lili, il suo alter-ego femminile che, però, non tarda ad imporsi, pretendendo con forza devastante un posto nel mondo.

The Danish Girl non è la storia di Lili, ma quella di due esistenze parallele: Gerda e Lili, che vivono ognuna la propria crisi personale: Lili, che si raffronta con la morte di Einar e con un corpo da donna tanto desiderato quanto sofferto, e Gerda, che combatte con le dissonanze emotive e si ritrova a dover elaborare un lutto invisibile: la morte simbolica di quel marito che tanto ha amato e di cui ora tanto avverte la mancanza. Mancanza resa più profonda anche dal vuoto lasciato dal non aver avuto un figlio.

Ma l’amore è l’elemento che più di ogni cosa permea la trama di queste storie: le due, nonostante le inevitabili fratture e rotture che una transizione comporta, non riescono ad allontanarsi, e si tengono per mano oltre ogni aspettativa.
Lili, che originariamente viveva nei panni di Einar il pittore, nasce come donna “grazie” a Gerda, e Gerda, che rinasce come donna ed emerge come artista “grazie” al profilo di Lili.
Non la nascita di un figlio, quindi, ma la nascita e la ri-nascita di due donne, due personalità, una alternativa generatività.
Un viaggio nel profondo, tra le trame intricate dell’animo umano, che culmina nel trionfo della forza.

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Mio figlio è transessuale?

Cosa pensano i genitori quando il loro figlio (o figlia) manifesta di sentirsi appartenere al sesso opposto a quello di nascita?
Proviamo a rispondere ad alcune delle tipiche domande che possono sorgere in situazioni del genere:

  1. Mio figlio vuole vestirsi come una femmina.
    (Mia figlia vuole vestirsi come un maschio).
    Fermati e respira, prima di tutto. Come manifesta questa volontà tuo figlio(figlia)? Te lo ha detto apertamente? Lo hai sorpreso ad usare vestiti ed accessori delle sorelle/fratelli? Te ne ha fatto esplicita richiesta?
    La prima cosa da fare è fermarsi e riflettere sulla domanda, così è possibile affrontare al meglio i passi successivi.
  2. Che problema ha mio figlio? E’ trans?
    E’ bene non partire già ponendosi davanti ad un problema: il fulcro non è questo. Se siamo in in una fase iniziale (tuo figlio ha appena manifestato la volontà di vestirsi/fare cose “tipiche” dell’altro sesso), le motivazioni possono essere tante, tra cui quella di voler intraprendere un percorso di riattribuzione, ma anche, più semplicemente, la manifestazione di una propria indipendenza. I bambini sono liberi da tante sovrastrutture che gli adulti spesso hanno: sanno meglio di chiunque altro che l’essere maschio non significa necessariamente giocare solo con le macchinine e l’essere femmina desiderare delle bambole. L’espressione di genere è variegata e piena di sfumature.
  3. E’ successo qualcosa nella vita di mio figlio, di cui forse non mi sono accorto?
    Probabilmente ciò che sta accadendo è che tuo figlio sta iniziando a sviluppare la propria identità e dare forma anche a quella che riguarda il proprio genere di appartenenza. Non necessariamente il “sentirsi dell’altro sesso” dipende da un evento particolare e/o traumatico che lo ha scatenato: spesso è solo il corso naturale delle cose.
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  4. Che cos’è l’Identità di Genere?
    E’ quel sentire intimo di appartenere al genere maschile o femminile. Esso è la risultante di molti fattori, ma non è necessariamente legato ai cromosomi e alla dotazione “biologica” di una persona (ad esempio, una persona nata fisicamente maschio, può avere una identità di genere femminile, e viceversa).
  5. Dove/cosa ho sbagliato? Cosa posso fare?
    La domanda che spesso tormenta i genitori che si trovano di fronte a situazioni di questo tipo, riguarda il raffrontarsi coi sensi di colpa e la ricerca di possibili errori commessi nel difficile “mestiere” di educatori dei propri figli. E altrettanto immediata deve essere la risposta: nessuno. Il sentire intimo dei figli di appartenere ad un sesso piuttosto che ad un altro non dipende in alcun modo da possibili errori commessi dai genitori.
  6. Devo fare degli esami medici? A chi posso rivolgermi?
    Quando si intraprende un percorso di riattribuzione di sesso, le indagini mediche fanno parte dell’iter. In questo caso, però, ciò che è più importante è mettersi in una posizione di comprensione e di ascolto. Situazioni come queste sono molto delicate e difficili da affrontare, sia per i diretti interessati (i bambini/ragazzi), sia per i genitori, che provano tante emozioni forti e contrastanti.
    Può essere utile, allora, rivolgersi ad uno psicologo per avere una prima accoglienza e ricevere delle utili linee guida per muoversi bene in queste situazioni. Lo psicologo, infatti, è anche la prima figura implicata nell’iter di transizione. E’ importante non sentirsi soli, perché effettivamente non lo si è: ci sono tante altre persone che vivono, o hanno vissuto, le stesse situazioni e le stesse emozioni.
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5 Curiosità sul mondo LGBT

Di cui forse non eravate a conoscenza!

  1. L’identità di genere non è la stessa cosa dell’orientamento sessuale, nonostante siano spesso due concetti confusi e sovrapposti. L’identità di genere, infatti, si riferisce al sentirsi appartenente al genere maschile o femminile, mentre l’orientamento sessuale si riferisce alle preferenze in merito alla scelta del partner.
  2. …Quindi gli omosessuali non vogliono “cambiare sesso”. Essere omosessuale, preferire persone dello stesso sesso, non ha niente a che fare con la volontà di appartenere al sesso opposto. Una persona omosessuale generalmente si trova a proprio agio con il proprio sesso di nascita.
  3. La bandiera LGBT non è uguale alla bandiera della Pace. Tra le differenze è subito palese il fatto che la bandiera Arcobaleno ha 6 colori, mentre quella della Pace ne ha 7; e le due bandiere, oltre ad avere colori differenti, sono anche fatte “al contrario”.
  4. L’acronimo completo è LGBTQI e sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender, Queer, Intersessuale.
  5. Le persone transessuali hanno davanti a sé un percorso molto lungo, faticoso e stressante per poter ottenere i cambiamenti che desiderano. I cambiamenti riguardano il versante fisico (terapie ormonali ed interventi chirurgici), legale (udienze in tribunale e sentenze per poter mutare sesso e quindi nome), sociale e personale.

Alla prossima!

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Aids e altre malattie sessualmente trasmissibili: Una prerogativa solo degli Omosessuali? Storia, contagio e falsi miti‏

Gabriele Vittorio Di Maio Cucitro - Psicologo

L’AIDS non si prende certo dalla carne infetta.

Mi ha fatto riflettere la bufala circolata sul web in questi giorni, capitata come curiosa coincidenza personale mentre guardavo il film “The Normal Hearth” di Ryan Murphy (regia) e Larry Kramer (soggetto) e con Mark Ruffalo, Matt Bomer, Taylor Kitsch, Jim Parsons e Julia Roberts. Ne consiglio la visione a tutti anche se, siete avvisati, è molto forte !

Da tale film chiunque capirà che l’Aids e la sua fase precedente, l’HIV, sono argomenti da trattare con i guanti, e purtroppo, non tutti siamo informati sulla pericolosità della sindrome, sulla storia, sulla quantità di casi reali passati ed attuali e su tutti i rischi legati ad essi.

La data unanime a cui si attribuisce l’inizio dell’epidemia è il 5 luglio 1981, quando fu confermata l’esistenza di sintomi e cause di mortalità comuni in alcuni omosessuali nella città di Atlanta (Georgia). Già…

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Nasce il Punto Uni-T*!

Sono lieto di annunciare in anteprima la nascita di un progetto fresco fresco,
eccolo, vi presento Uni-T*!

Uni-T* è il nuovo progetto di Ireos (clicca per conoscere Ireos) nato dall’esigenza di dare voce e visibilità a tutte quelle persone toccate da aspetti relativi all’universo T* (transessualità, transgenderismo e intersessualità).

Sarò a disposizione presso la sede di Ireos
in Via De’ Serragli, 3 (Ponte alla Carraia), 50124 Firenze
per fornire, Gratuitamente, ascolto e accoglienza qualificata,
tutti i mercoledì dalle 18 alle 20, a partire dal 16 settembre 2015!
Per informazioni e appuntamenti tel 055-216907
Oppure 380-1355773.

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Un caso del Genere: il relativismo che divide in estremi


Sembra scoppiata una bomba.
Lo scenario che ci si apre davanti richiama molto quello di una città appena scossa da un grosso trauma: distruzione un po’ ovunque e campi di battaglia ora desolati che hanno ospitato improvvisati guerrieri.
Cosa è successo dopo lo scoppio causato della “Teoria del Gender”? Parole, tantissime, confusione, altrettanta, domande, infinite, posizioni, plurime.
Questo è uno di quei casi in cui si sente tanto parlare, e tanto si parla, di cose che saltano di bocca in bocca, di megafono in megafono e, come l’antico gioco del telefono (chi se lo ricorda?) giungono a destinazione stravolte nel loro reale significato.

Con questo post non voglio scrivere l’ennesimo chiarimento su cosa sia la teoria del Gender e propinare a chi lo leggerà una serie di definizioni e di opinioni non richieste (come sempre, Google ha la risposta a tutto, basta cercare le parole magiche).
Voglio invece portare l’attenzione su un particolare che ho notato, assistendo alle varie diatribe che giorno per giorno si accendono su tale questione: tutti sono contro tutti. L’impressione che ne ho ricavato, prima di ogni opinione o pensiero che mi sia potuto nascere sulla questione “gender”, è stata quella di una lotta tutti-contro-tutti.
Chi pensa che il sesso (dotazione biologica), ovvero un corpo sessuato, sia determinante per il genere e/o per la identità di genere.
Chi pensa che l’identità di genere (l’intimo sentirsi donne o uomini) derivi puramente da costruzioni socioculturali, contribuendo alla costruzione del genere (o sovrapponendovisi); chi pensa che sia predeterminata ma indipendente dal sesso biologico; chi, invece, pensa che sia la più grossa limitazione a cui è sottoposto l’essere umano.
Chi pensa che il genere sia la stessa cosa della identità di genere; chi invece pensa che sia un prodotto socio-culturale, identificando puramente le differenze, stilate e portate avanti nei secoli dei secoli, tra uomini e donne. Chi ne vede la positività, chi la negatività, chi invece la prende così com’è.
Confusione? Ok, è esatto, ma è Umano.

Prendiamo queste persone, facciamone un mix (poiché non esistono solo individui dalle idee inquadrate, ma anche chi ha opinioni miste e/o divergenti) e mettiamole, a turno, in accordo con e in opposizione all’OMS, che propone programmi volti alla educazione alle differenze, all’abbattimento di stereotipi ed alla crescita psicologica di bambini ed insegnanti all’interno delle scuole.
In opposizione a questi progetti educativi per le scuole, poniamoci anche gruppi religiosi che sostengono la pericolosità insita nel parlare di sesso/ genere/ omosessualità a bambini, portando allo sconvolgimento delle solide basi della famiglia “tradizionale”. Allo stesso modo, poniamo un ulteriore gruppo religioso, questa volta in accordo con i programmi dell’OMS.

Adesso, ognuno di voi lettori, faccia finta di essere un giornalista che deve intervistare 100 persone, prese a caso, tra quelle da me citate, e stilare infine una relazione su come le cose stanno, su quale è l’opinione dominante e su cosa il popolo maggiormente si divide.
Fatto?
Cento persone danno una idea, solo in piccolo, del fenomeno che emergerebbe. Immaginiamo cosa succederebbe con un campione reale, molto più ampio e quindi scientificamente più attendibile.

Non essendo questo un luogo che raccoglie opinioni personali del sottoscritto, ne ho voluto guidare l’orientamento verso la percezione che, al di la delle ideologie abbracciate dalle parti prese in causa, realmente emerge: confusione, divisioni, fazioni, partiti.

A volte sembra che le persone traggano un certo gusto nel perdersi in discorsi e voli pindarici che, però, poche volte portano a vere e proprie conclusioni e/o risoluzioni delle faccende. Persone che sembrano concretamente impegnate a tenersi ben lontane dalla risoluzione del conflitto e che, anzi, tendano ad alimentarlo.
Dinamiche lontane dalla chiarezza, votate al conflitto, istiganti aggressività e un perpetuo gran vociare.
Si va a nozze con ciò a cui, pubblicamente, si dichiara guerra. Un inquietante, quanto umano, controsenso.

Che sia biologicamente predeterminato, un prodotto socio-culturale o acquisito in altro modo?
Certamente è uno spunto di riflessione da non lasciarsi scappare.

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Omosessualità: Patologia, modo di essere, variante?

In un mondo senza pregiudizi questo articolo non sarebbe mai nato; probabilmente sarebbe stato un mondo privo di quei gravosi pensieri che tutti conoscono, ma forse anche privo della necessità di riflettere.
In un mondo dove i diversi stati, i diversi credo religiosi e le diverse culture si dividono su un argomento che fa molto discutere, invece, anche io dirò la mia.
Pochi o nessuno infatti si documenta in maniera enciclopedica. Sto parlando dell’omosessualità. Un orientamento e condotta sessuale molto comune nelle specie animali, tanto da rappresentare in alcune (bonobo e scimmie in generale) un vero e proprio comportamento sociale: si usa il sesso come mezzo di comunicazione indistintamente tra maschi e femmine, senza perdersi poi in tutti quei problemi squisitamente umani. In altre specie ancora (felini selvatici) alcuni, come dei veri e propri transgender, si mettono nei “panni” dell’altro sesso: il loro scopo, in questo caso, è quello di inserirsi nell’ambiente femminile ed avere maggiori possibilità di accoppiarsi.

Cosa sto cercando di dire? Che da quando l’uomo si è distinto dagli altri animali in quanto essere senziente, esistono quindi i giudizi e i pregiudizi? Non è proprio così.
Così come gli animali, essendo non senzienti, non si pongono limiti e problemi etico-morali su ciò che fanno, compresi appunto i comportamenti sessuali, questo è valso anche per l’uomo, tanto che, come potrete facilmente reperire con una piccola ricerca, è stata documentata l’accettazione, nonché la presenza largamente diffusa, di questo comportamento sessuale nei secoli passati, nel popolo egizio, greco e romano. Nonostante il fardello di essere dotati di una coscienza!

Accettato, e in alcuni casi addirittura incoraggiato (con qualcosa di vicino ai matrimoni gay), fino all’avvento del Cristianesimo e di altre religioni, che per i motivi più disparati, probabilmente una spiacevole combinazione di eventi, hanno portato al bando, alla punizione e persino alla condanna a morte di chi teneva comportamenti sessuali diversi da quelli Eterosessuali.
Dal punto di vista psicosociale non c’è un motivo univoco per cui ciò sia avvenuto, semplicemente è stata una delle possibilità ed il risultato di complesse dinamiche che negli anni si sono susseguite e stabilizzate. Tra i tanti elementi a cui guardare, non si può non citare l’esigenza di far vestire il rapporto sessuale, non volto alla riproduzione, i panni del tabù, sia fuori dal matrimonio, sia tra persone dello stesso sesso. Ciò ha preso le mosse e, come in un circolo senza fine, ha alimentato sempre di più le associazioni, per secoli in voga: padre = virile = generatività.
Questo ha portato, nella società moderna, ad accendere ed incoraggiare discriminazioni di sorta da parte degli eterosessuali nei confronti di chi ha un orientamento differente: bullismo, atteggiamenti violenti, esclusione sociale, mobbing.
A livello scientifico o psicologico, al contrario di quanto si creda, non esiste oggi una spiegazione univoca per quanto riguarda l’orientamento omosessuale e l’orientamento bisessuale. Ne ha scritto Freud parlando di “inversione” ma senza giudicare in prima persona; nel 1952 era etichettata come “psicopatologica” nel DSM ( Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali); nel 1968 divenne deviazione sessuale al pari della pedofilia; nel 1974 venne rimossa ma chiamata omosessualità “egodistonica” fino al 1987, nel mentre per l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è stata reputata “patologia” addirittura fino al 1990, ma oggi non è più così ed è considerata per questi organi e testi una “variante” (un po’ come sostenuto da Freud all’inizio). Una questione tutta “umana”, insomma, che denota la inutilità, se non al fine di sedare le proprie paure, della ricerca di cause e spiegazioni.

Spesso, purtroppo, si vive in situazioni, contesti sociali e famiglie in cui questo orientamento sessuale è oggetto di scherno verso chi lo vive in prima persona (ma a volte anche contro chi non non è direttamente e personalmente coinvolto, ma si impegna per favorire i pari diritti), e che plasmano le menti degli individui rendendole pregne di pregiudizi e paure, tanto che non è infrequente arrivare a rifiutare la propria sessualità nei casi più gravi, o a viverla in maniera “naturalmente nascosta” col proprio compagno o amore segreto, anche in situazioni in cui tutti sanno e nessuno proferisce parola.

Ricerche recenti hanno dimostrato non solo che i genitori che accetterebbero un figlio gay sono molti di più delle aspettative (e quelli che non lo accetterebbero si dimostrano nella maggior parte dei casi “comunque” tolleranti), ma che fare “Coming Out” (uscire allo scoperto), può sì creare ansie sul dover affrontare il prossimo, ma abbasserebbe di molto il livello delle stesse rispetto alla fatica costante di vivere nascosti.
Cosa si prova a dover essere sempre sicuri di non aver lasciato tracce dietro di sé? Cosa si prova a giocare all’avvilente gioco del “secondo me sa” oppure del “e se mi chiedesse qualcosa che cosa inventerei?”.

Ansia di vivere nascosti > ansia di vivere le situazioni > la vita intera ne risente.

In cosa possiamo rintracciare una condizione ottimale di benessere, quindi?
Ovviamente, non sono dell’idea che tutti, indistintamente ed indipendentemente dalle proprie vicissitudini, debbano fare Coming Out, o che con un colpo di spugna bisognerebbe obbligarsi a non vivere con lo stress che queste situazioni creano.
Ritengo che sia deleterio imporre agli altri (e/o a se stessi) di andare dai propri genitori e amici, da un giorno all’altro, ed informarli uno per uno circa i propri gusti e preferenze, così come niente fosse.
Nessuno, che sia un amico, un conoscente, lo psicologo o esperto che sia, potrà mai dirvi cosa fare.
Ma nel caso in cui si riscontrino comportamenti simili a veri e propri blocchi, che impediscano di vivere felicemente le proprie situazioni, e una sessualità perfettamente normale in natura, negli animali o nell’uomo, l’auspicio è quello di pensarci bene e cercare di attivarsi per attenuare le sofferenze ed impedire che diventino sempre più profonde fino a rendersi ingestibili. Da soli o con l’aiuto di un esperto, con i propri tempi ed i propri modi.
Perché tutti voi meritate pienamente di essere felici e proporre voi stessi (e non gli altri) come artefici del vostro personalissimo benessere.

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